Recensione STRIDE

Stride

7 out of 10
Pro Salti, arrampicate e scivolate in VR vi faranno provare il brivido del parkour senza rischiare l'osso del collo. Contro
    Modalità veramente troppo corte e ripetitive;
    gunfight complesso non adatto a tutti
Immaturo ma promettente STRIDE è sicuramente un gioco che offre una prospettiva della realtà virtuale completamente nuova, tuttavia le lacune di questo capitolo, come ad esempio modalità ripetitive, l’assenza di un comparto multiplayer, e soprattutto di una modalità storia, lo rendono un prodotto ancora incompleto. Le premesse tuttavia sono davvero interessanti, e forse quando le nuove modalità verranno introdotte, come Joy Way ha già annunciato, ci ritroveremo a dover modificare questo nostro giudizio che per il momento non può che essere in un certo senso "interlocutorio".

Disponibile per SteamVR e Oculus Quest 2. Versione testata 9.0 su Oculus Quest 2.

Rilasciato ad Agosto di quest’anno per Oculus Quest e sviluppato da “Joy Way” (la compagnia che ha recentemente lanciato AGAINST che abbiamo già avuto il piacere di provare qui), STRIDE ci potra tra i grattacieli di una metropoli asettica e pericolosa, ad effettuare acrobazie e ad eliminare i nemici armati solo della nostra fedele Glock. Vi ricorda qualcosa? Ebbene si, Stride è lo possiamo dire un adattamento in VR del titolo Mirror’s Edge del 2008.

Che gioco è?

Stride è probabilmente il primo titolo che introduce meccaniche parkour all’interno di un gioco VR e, se l’ispirazione al titolo di EA, Mirror’s Edge è chiara, non solo per le meccaniche ma anche per lo stile visivo, l’utilizzo della VR offre sicuramente una prospettiva nuova. Il senso di velocità, unito al senso di immersione che solo la VR può garantire avrebbero potuto rendere l’esperienza decisamente interessante, se non fosse per alcuni limiti che, come vedremo, influiscono sul giudizio finale.

Nei panni di un tracker avremo a nostra disposizione avremo una Glock 18 con la quale dovremo colpire i nemici che si frappongono tra noi e il prossimo salto. Il gioco attualmente prevede tre modalità: “Endless” dove dovremmo seguire un percorso senza fine tra i grattacieli, eliminando i nemici che ci faranno rallentare la progressione ed evitando che una sorta di barriera si avvicini sempre di più facendoci terminare la partita. In “timerun“, invece, la sfida è contro il tempo; completando ogni livello ci verrà assegnato un punteggio. Nella modalità “arcade“, infine, il gioco genererà un quadrato di grattaceli dove dovremmo uccidere nemici, raggiungere posizioni. Se non eseguiremo queste task entro un tempo limite il livello rincomincerà.

All’interno del mondo di gioco ci si muove muovendo le braccia come fossimo realmente impegnati in una corsa e, soprattutto nelle sfide a tempo, l’operazione si traduce anche in un discreto dispendio di energie fisiche. A rendere le cose ulteriormente interessanti è sicuramente la presenza di un cospicuo numero di nemici, che tenteranno di rallentarci o impedirci di saltare correttamente. Per proseguire la nostra corsa, quindi, dovremo evitare i colpi dei nemici, la cui traiettoria è indicata da un fascio rosso.

I nemici dotati di fucili da cecchino, droni a inseguimento, granate e trappole esplosive, sono sicuramente uno degli aspetti che abbiamo più apprezzato in Stride, offrendo un discreto grado di sfida che in alcuni casi può diventare sicuramente impegnativo. Durante il livello tuttavia è possibile raccogliere alcuni bonus come il fuoco automatico per la nostra pistola, o un giubbotto antiproiettile che allegeriscono leggermente il nostro percorso.

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Gunfight e longevità

Parlando del gunfight STRIDE non dispone di un sistema di automira (a differenza di Against), quindi mirare è molto più complesso. Alla tradizionale difficoltà di puntamento dei giochi VR, infatti, si aggiunge il fatto che saremo sempre in movimento anche proprio fisicamente e non solo virtualmente perchè come abbiamo detto per muoversi velocemente occorre agitare le braccia. Questo comporta che per un nemico non impiegherete meno di 3/4 colpi per eliminarlo. Stante la frenesia del gioco si è scelto un sistema di ricarica semplificata, che permette di ricaricare l’arma semplicemente portando la pistola verso il basso. Questa meccanica, sebbene piuttosto collaudata in giochi “veloci” come questo, siamo sicuri che non piacerà a molti giocatori che invece ritengono che proprio il meccanismo di ricarica delle armi, sia uno dei fattori più coinvolgenti degli sparattutto in VR.

Il problema principale di Stride si sostanzia nella totale assenza di una modalità storia e nell’assenza di modalità di gioco capaci di coinvolgere il giocatore nell’azione. Le tre modalità di gioco, infatti, si riducono sostanzialmente in un mero esercizio di stile e abilità nella mira, da perfezionare con l’esercizio e poco altro. Manca quel qualcosa in più che avrebbe reso il gioco sicuramente imperdibile. Dopo le 2/3 ore di gioco garantite dalle modalità timerun e arcade, troverete ben pochi spunti per tornare a giocare, salvo che non siate amanti delle sfide contro voi stessi e dello score rank.

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Comparto tecnico

Il dettaglio grafico e la qualità delle immagini sono chiaramente ridotte su Quest 2 rispetto alla versione PCVR (che con un travagliato passaggio all’Unreal Engine 4.27 ora è davvero interessante), ma questo non significa che STRIDE non riesca ad offrire un discreto colpo d’occhio anche in versione Stand Alone, anzi. Abbiamo particolarmente apprezzato anche in questa versione Quest 2, i dettagli delle mani, dei colpi della pistola e anche il design spoglio dei palazzi, non sembra essere fuori luogo, ma anzi perfettamente inserito in una certa estetica minimal. Riguardo all’estetica e alla personalizzazione, Joy Way ha inoltre fatto un eccellente lavoro, consentendo ai giocatori di scegliere una selezione di guanti e di pistole con mimetiche uniche, che possono essere sbloccate con task e missioni nelle varie modalità.

Anche la fisica del gioco è molto studiata, ad esempio i vetri che si rompono oppure la corsa sui muri, restituiscono un certo grado di realismo.

Riguardo all’audio c’è poco da dire, forse solo che la scelta della OST anzichè musiche adrenaliniche forse più adatte alla situazione di urgenza che le diverse modalità offrono, appare un po’ fuoriluogo, essendosi optato per musiche più rilassanti.

Comfort di gioco

Nonostante sia un titolo molto veloce e frenetico, Joy Way ha fatto un eccellente lavoro di ottimizzazione che ha ridotto al minimo i problemi connessi al motion sickness. A questo contribuisce, probabilmente, anche il fatto che per spostarsi occorre muovere le braccia e questo come si sa, aiuta ad evitare problemi di nausea quando si è in VR.

Perché giocarlo?

STRIDE é il primissimo gioco parkour in realtà virtuale e pertanto se amate le sfide a tempo, i salti nel vuoto e avete amato il titolo di EA Mirror’s Edge è sicuramente qualcosa che vi consigliamo di acquistare.

Perché no?

Stride al momento è un gioco ancora in Accesso Anticipato almeno in versione SteamVR. Nonostante le tre modalità siano del tutto rifinite, appaiono tuttavia troppo poco per poter parlare di un gioco completo. Il problema principale consiste in una certa ripetitività dato che le modalità hanno una durata molto bassa circa una trentina di minuti, e ci si può ritrovare a ripetere sempre le stesse cose, in livelli sempre uguali a se stessi. Quanto sarebbe stato figo ad esempio una generazione casuale / procedurale dei livelli di gioco?

Ovviamente la ripetitività è attenuata dalla presenza della classifica mondiale, che può introdurre un certo grado di sfida ma probabilmente non è abbastanza.

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Commento finale

STRIDE è sicuramente un gioco che offre una prospettiva della realtà virtuale completamente nuova, tuttavia le lacune di questo capitolo, come ad esempio modalità ripetitive, l’assenza di un comparto multiplayer, e soprattutto di una modalità storia, lo rendono un prodotto ancora incompleto. Le premesse tuttavia sono davvero interessanti, e forse quando le nuove modalità verranno introdotte, come Joy Way ha già annunciato, ci ritroveremo a dover modificare questo nostro giudizio che per il momento non può che essere in un certo senso “interlocutorio”.

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