XREAL ha appena allargato il perimetro del proprio ecosistema con una mossa che sa tanto di esperimento audace quanto di azzardo calcolato. In Cina debutta XBX, un sotto-marchio pensato per portare gli occhiali AR in una fascia di prezzo mai toccata prima dall’azienda. Il primo modello si chiama XBX A01, e già dal nome si intuisce che difficilmente lo vedremo arrivare sugli scaffali occidentali.
Cosa offre (e cosa no) l’XBX A01
Con un peso di 62 grammi e un prezzo fissato a 1.799 yuan (circa 265 dollari), l’XBX A01 entra di diritto tra le soluzioni XR più accessibili del catalogo XREAL. Sotto la scocca compatta battono ottiche bird-bath abbinate a micro-display Sony OLED, capaci di raggiungere 1.600 nit di luminosità con supporto HDR10 e conversione in tempo reale da SDR a HDR. Il campo visivo è di 50 gradi, un dato in linea con la destinazione d’uso del dispositivo: fruizione di contenuti tradizionali collegando fisicamente gli occhiali a smartphone, tablet, laptop e console portatili.
Per contenere il costo, XBX ha dovuto fare qualche rinuncia. Niente sensori fotografici, niente oscuramento elettrocromico e addio alla firma audio “Sound by Bose” che caratterizza altri modelli XREAL. Resta un prodotto essenziale, concentrato sul consumo multimediale, pensato per chi vuole entrare nel mondo AR senza spendere cifre da fascia premium.
Un nome che sa già di problema legale
La scelta di chiamare il marchio XBX fa alzare più di un sopracciglio. La somiglianza fonetica con Xbox di Microsoft è immediata, e per XREAL il rischio di confusione non è una preoccupazione astratta. Nel 2023 l’azienda, all’epoca conosciuta come Nreal, fu costretta a un rebranding completo dopo una disputa sul marchio con Epic Games, che riteneva il nome troppo vicino a Unreal Engine. La società ha quindi già sperimentato quanto possano essere spinose le battaglie sulla proprietà intellettuale, ed è improbabile che voglia ripetere l’errore esportando il brand XBX fuori dalla Cina nella sua forma attuale.
Un indizio che alimenta i dubbi è il sito inglese di XBX: online, sì, ma completamente privo di collegamenti allo store. Una presenza vetrina, che al momento non sblocca acquisti diretti al di fuori del mercato cinese.
Un laboratorio cinese in attesa di capire la rotta
La mossa di XREAL fotografa una strategia sempre più aggressiva sul segmento basso del mercato XR d’intrattenimento. XBX potrebbe restare un esperimento a uso locale, un banco di prova con cui testare la risposta dei consumatori a un prodotto essenziale, oppure trasformarsi nella testa di ponte per una futura gamma budget globale. Quel che è certo è che XREAL non ha intenzione di lasciare spazio alla concorrenza nella fascia entry-level, mentre parallelamente prepara il terreno per le novità di fascia alta attese nei prossimi mesi. Quello che ci chiediamo però è: c’era davvero bisogno di impelagarsi in una possibile battaglia legale per un nome che, come sanno bene gli utenti Xbox, con la VR non c’entra proprio nulla?