Negli ultimi sei mesi un fiume di voci ha dipinto un quadro catastrofico: Apple avrebbe abbandonato per sempre la linea Vision, con il futuro CEO John Ternus pronto a cancellare ogni traccia dei visori dalla roadmap aziendale. Ma la realtà, come quasi sempre accade quando si parla di realtà mista, è molto più stratificata di quanto certi titoli frettolosi lascino intendere.
Orientarsi tra indiscrezioni opposte e report rilanciati senza il necessario contesto tecnologico è diventato un esercizio complicato. Proviamo a mettere ordine, incrociando le fonti più autorevoli e separando i fatti dalle speculazioni.
Il duello tra fonti: cosa dicono Gurman e Kuo
Due nomi dominano da anni le anticipazioni sui visori Apple: Mark Gurman di Bloomberg e l’analista della catena di fornitura Ming-Chi Kuo. Entrambi hanno centrato previsioni importanti, entrambi hanno anche preso cantonate. E in questo momento si contraddicono a vicenda.
Già prima del lancio di Vision Pro, Gurman e Kuo raccontavano di un nuovo prodotto, più leggero, atteso inizialmente per il 2025 soprannominato Apple Vision Air. A fine 2024 Kuo ha spostato quella finestra “oltre il 2027”, mentre Gurman parlava di una pausa del progetto per dare priorità a un paio di occhiali smart da lanciare prima.
Poi, a maggio, la svolta. Gurman scrive che Apple sta lavorando a un visore “più sottile e leggero” destinato a succedere a Vision Pro, ma avverte: il lancio non arriverà prima di fine 2028, se non direttamente nel 2029. Il report esce poche settimane dopo che MacRumors aveva dichiarato Vision Pro spacciato e il team visionOS smantellato. Kuo rincara la dose, sostenendo che Ternus avrebbe rimosso i visori dalla roadmap.
Un visore ridisegnato da zero
Chi si ferma ai titoli rischia di perdere il punto centrale: il dispositivo di cui parla Gurman non è un aggiornamento. È una riprogettazione radicale.
La mossa architetturale chiave è lo spostamento del chipset principale in un puck esterno, una scelta che richiama la strada intrapresa da Meta per il suo prossimo visore. L’obiettivo è ridurre in modo drastico il peso della parte frontale. Non si tratta di sforbiciare qualche grammo da un design esistente: è un ripensamento completo del paradigma di calcolo. Ecco spiegati i tempi di sviluppo così lunghi.
Del resto, è lo stesso John Ternus ad aver dichiarato pubblicamente: “Penso che siamo ancora nelle primissime fasi del spatial computing. Ne siamo entusiasti. Vision Pro è un prodotto straordinario, è come se avessimo preso il futuro e lo avessimo portato nel presente.” Parole difficili da conciliare con l’immagine di un manager intenzionato a chiudere baracca.
A rafforzare il quadro, al WWDC 2026 Apple ha presentato visionOS 27, un aggiornamento corposo che getta fondamenta per gli sviluppi futuri, mentre prosegue a pieno ritmo l’investimento sugli Apple Immersive Video. Sforzi che non avrebbero alcun senso se il Vision Pro con chip M5 rappresentasse l’ultimo della specie.
visionOS non è in freezer
Alla domanda diretta se il progetto fosse congelato e il team sciolto, il Senior Director del product management per visionOS ha risposto senza giri di parole: “Siamo ancora all’inizio dello spatial computing. Stiamo imparando, migliorando e continuando a investire. Spero che aggiornamenti come visionOS 27 e tutte le funzionalità che stiamo sbloccando per uso consumer e business servano come prova che stiamo investendo in questa piattaforma.”
C’è chi ipotizza che visionOS sopravviva solo per approdare un giorno sugli occhiali AR. Ma è una teoria fragile: gli Apple Immersive Video, per dire, sarebbero irrealizzabili su occhiali trasparenti con campo visivo limitato come quelli che potrebbero vedere la luce nei prossimi cinque anni. Per loro natura, gli occhiali richiederanno un sistema operativo dedicato, non il visionOS pensato per visori immersivi.
Prima gli occhiali smart
L’unico punto su cui le voci convergono è la priorità assoluta data agli occhiali smart senza display. Sia Gurman che Kuo prevedono un dispositivo nella scia dei Ray-Ban Meta: fotocamere, altoparlanti, microfoni e materiali premium, con un sensore dedicato alla visione computerizzata.
Gurman indicava un debutto nel 2027, poi slittato a fine 2027 per affinare l’integrazione con Siri AI e Visual Intelligence. Kuo spinge lo sguardo più in là e prevede per il 2029 occhiali con HUD binoculare, capaci di vere sovrapposizioni in realtà aumentata.
La strategia di Apple appare quindi a due velocità: da un lato un visore completamente ridisegnato per il lungo periodo, dall’altro occhiali smart pronti a competere nel presente. Uno scenario che non ha nulla a che vedere con un abbandono. Piuttosto, con un’evoluzione complessa ma tutt’altro che ferma.