La realtà virtuale (VR) si conferma sempre più come uno strumento innovativo nel campo della medicina, soprattutto nella gestione del dolore cronico. Un recente studio condotto dal Roswell Park Comprehensive Cancer Center ha dimostrato non solo che la VR può ridurre significativamente il dolore nei pazienti oncologici, ma ha anche introdotto un metodo oggettivo per misurarlo attraverso l’analisi dell’attività cerebrale.
Pubblicato su Scientific Reports, lo studio ha utilizzato la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS) per monitorare i pattern cerebrali associati al dolore, classificandoli in tre livelli: lieve, moderato e severo. Una svolta importante, considerando che fino a oggi la valutazione del dolore si basava principalmente su scale soggettive, come la FACES Pain Scale-Revised (FPS-R), che richiedono l’autovalutazione del paziente.
Come funziona l’esperimento?
I ricercatori hanno coinvolto tre gruppi distinti: 1. Persone sane senza esposizione alla VR 2. Pazienti oncologici che hanno utilizzato un visore VR 3. Pazienti oncologici senza alcun intervento VR
Tutti i partecipanti hanno indossato un dispositivo fNIRS wireless per registrare l’attività cerebrale. Il gruppo VR ha sperimentato “Oceania”, un programma di rilassamento di nove minuti disponibile su Meta Quest, mentre i livelli di dolore venivano misurati prima e dopo la sessione.
I risultati sono stati sorprendenti: – Oltre il 75% dei pazienti ha riportato una riduzione del dolore superiore al 30%, una soglia considerata clinicamente significativa. – Il modello di classificazione del dolore sviluppato dai ricercatori ha raggiunto una precisione del 74% nel predire l’intensità del dolore basandosi solo sull’attività cerebrale. – Sono state osservate modifiche significative nella connettività cerebrale, in particolare nella corteccia prefrontale, area coinvolta nella regolazione emotiva e cognitiva.
Perché la VR funziona contro il dolore?
Il meccanismo alla base dell’efficacia della VR nella gestione del dolore è duplice: 1. Effetto distrazione: l’immersione in ambienti virtuali coinvolgenti ridirige l’attenzione del cervello, diminuendo la percezione del dolore. 2. Stimolazione emotiva positiva: esperienze VR rilassanti o piacevoli attivano risposte neurali che contrastano il disagio fisico.
Brennan Spiegel, pioniere statunitense della VR terapia, ha già integrato questa tecnologia nel trattamento del dolore cronico, mentre la FDA ha approvato soluzioni come quelle di AppliedVR per condizioni come fibromialgia e mal di schiena cronico.
Il futuro della VR in medicina
La ricerca del Roswell Park si inserisce in un contesto più ampio di espansione della VR terapeutica. Nel 2024, ad esempio, Brink Traveler, noto per i suoi ambienti fotorealistici, ha collaborato con Novobeing per creare scenari virtuali appositamente progettati per ridurre ansia, stress e dolore.
La domanda ora è: la VR diventerà uno standard nella terapia del dolore? Con risultati così promettenti e l’avanzamento delle tecnologie di neuroimaging, è probabile che nei prossimi anni assisteremo a un’adozione sempre più diffusa della realtà virtuale negli ospedali e nelle cure domiciliari.
# Questo studio non solo conferma il potenziale della VR nella riduzione del dolore, ma apre anche la strada a diagnosi più precise grazie all’analisi oggettiva dell’attività cerebrale. Per i pazienti che lottano contro il cancro, potrebbe rappresentare un alleato fondamentale per migliorare la qualità della vita durante le terapie.
E voi, cosa ne pensate dell’uso della VR in ambito medico? Condividete la vostra opinione nei commenti o sui social!
*Fonti: Nature.com, Scientific Reports*